Non è un capitolo nuovo della violenza contro le donne, i maltrattamenti familiari sono ben conosciuti e ci sono sempre stati.

Fanno parte della vecchia ideologia del patriarcato, che vede l’uomo come pater familias cui tutti gli altri membri della famiglia sono sottomessi, ed in particolare le donne della casa. Né bisogna lasciarsi ingannare da quelle famiglie in cui la donna gestisce il ménage familiare, poiché quelle non sono famiglie matriarcali, ma solo famiglie in cui il capo-famiglia ha delegato la moglie a gestire la casa, ma il potere del comando è sempre saldo nelle sue mani.

È un capitolo della violenza contro la donna che purtroppo si va sempre più ampliando.

NO MOBBING FAMILIARE

Alcuni medici legali parlano dei maltrattamenti in famiglia come di una forma di mobbing familiare; questa espressione non è corretta perché il concetto di mobbing è nato nel mondo del lavoro, come persecuzione nel mondo del lavoro. Lo stesso Ege, lo psicologo che ha introdotto il mobbing in Italia, condanna l’uso della parola mobbing al di fuori del mondo del lavoro, perché questo rischia di far passare il fenomeno del mobbing come un semplice conflitto lavorativo, mentre non è così, il mobbing è un qualcosa di diverso e molto più grave del semplice conflitto.

VIOLENZA A SCUOLA

  • BULLISMO

Anche i fenomeni di bullismo scolastico ci sono sempre stati, solo che sembra che stiano diventano più frequenti ma soprattutto la possibilità di documentarli filmandoli col telefonino e poi mettendoli in internet ha dato maggiormente la carica a questi soggetti che si sono fatti più spregiudicati e più violenti.

VIOLENZA SUL POSTO DI LAVORO

  • MOBBING

Il concetto di mobbing è stato introdotto in Italia dallo psicologo del lavoro Harald Ege.

Consiste in una forma di persecuzione verso un lavoratore che viene messa in atto dal o dai superiori (mobbing verticale) o dai colleghi (mobbing orizzontale); esiste anche un mobbing dal basso, cioè svolto dai lavoratori contro un superiore, ma è molto più raro.

Vittime di mobbing sono sia gli uomini sia le donne, ma chiaramente le donne sono più esposte in quanto vi è una tendenza generale ad espellerle dal mondo del lavoro; l’obiettivo del mobbing è, appunto, quello di espellere il lavoratore dal mondo del lavoro, metterlo in condizioni di dimettersi, di licenziarsi.

La violenza del mobbing non è fisica ma è psicologica, e quindi più grave, più sottile ma anche più devastante, perché il lavoratore verso di essa non ha difese concrete, ed è difficile dimostrarla. Si va dal mettere in giro voci che lo discreditano sul piano personale e della sua vita privata, all'isolarlo, non parlargli e vietare agli altri lavoratori di parlare con lui, non metterlo a conoscenza di procedure lavorative che lo riguardano, nascondergli informazioni, ridicolizzarlo o rimproverarlo in pubblico, accusarlo di inadempienze inesistenti, ecc. Si può arrivare a privarlo delle mansioni specifiche del suo ruolo, dequalificarlo, assegnarlo a mansioni inferiori, discriminarlo nelle promozioni, nei miglioramenti economici, fargli continui rilievi disciplinari anche per mancanze lievi che di solito si lasciano perdere, ecc. Costituisce mobbing anche l’effettuazione di visite fiscali frequenti, nel caso del lavoratore in malattia.

Il fenomeno è in buona parte sommerso, si calcola che in Europa sarebbero circa 12 milioni i lavoratori colpiti dal mobbing: in Inghilterra il 16% dei dipendenti, in Svezia il 10%, in Francia il 9%, in Germania il 7% in Italia tra il 4 e il 15%.

Nessun settore lavorativo è risparmiato, sia pubblico (scuole, ospedali, ASL, uffici giudiziari, ecc) sia privato (banche, poste, ferrovia); i fenomeni si accentuano in occasione della fasi di ristrutturazioni aziendali, quando le aziende vogliono procedere a riduzione del personale.

Le conseguenze sul lavoratore sono molto gravi, da stati depressivi a malattie fisiche che sono conseguenza dello stress subiti (ipertensione, ecc) sino al suicidio; il mobbing provoca ripercussioni negative anche nella famiglia del lavoratore che lo subisce.

Un grave problema sociale, quindi.

  • STRAINING

Quando il mobbing invece di più azioni protratte nel tempo consiste in una sola azione persecutoria i parla di straining; l’esempio classico è il demansionamento, cioè l’assegnazione del lavoratore a mansioni inferiori, in posizione di subordinazione ad un collega che in precedenza era lui subordinato.

VIOLENZA NELLA VITA DI RELAZIONE

  • STALKING

Il fenomeno dello stalking è un grave problema sociale che sta aumentando sempre di più; consiste in una forma di persecuzione quotidiana, di solito di natura sessuale, che vede come vittime principalmente le donne da parte di uomini, ma non mancano i casi di stalking ai danni di uomini da parte di donne.

La persecuzione avviene mediante la ricerca di contatti assillanti con la vittima, pedinamenti, appostamenti sotto casa o al posto di lavoro, telefonate, messaggi, lettere, mail, ecc.

In rari casi dietro le molestie sessuali assillanti c’è una condizione patologica psichiatrica, un delirio erotico in base al quale il soggetto che fa la persecuzione, lo stalker, è convinto che l’altra persona sia innamorata di lui e si comporta di conseguenza.

Vi sono poi casi in cui lo stalking si limita ad una “persecuzione” della vittima svolta in maniera assillante, costante continua, mediante, appunto telefonate, SMS, lettere, mail, invio di regali, ecc, ma alla fin fine “innocua”, nel senso che lo stalker crede di fare il bene della vittima e mai le farebbe del male. Si tratta di persone che infastidiscono ma non sono pericolose.

In molti casi di stalking invece, la dinamica psicologica è quella del killer; lo stalker, una sola persona o più persone, prende di mira una donna con l’intenzione precisa di adescarla, manipolarla, incastrarla con foto o video compromettenti in maniera da cominciare a ricattarla o per farsi consegnare denaro o per comprometterla sempre più con azioni degradanti (prostituzione, ecc). La vittima non può denunciare lo stalker perché è da lui ricattata, quindi non ha modo di sottrarsi alla persecuzione.

Poiché si tratta di autentici atti criminali, il rischio che la vittima corre, nel momento in cui decide di mettere fine alla persecuzione, è quello di venire uccisa.

Le tecniche usate dagli stalker per avvicinare la vittima sono tecniche di manipolazione psicologica ben conosciute, tipo informarsi in precedenza sulle abitudini della vittima, i suoi gusti, le sue frequentazioni, i suoi hobby, dati personali (data di nascita, segno zodiacale, familiari, amicizie) in maniera che quando fa l’approccio abbia gioco facile nel conquistarla; una volta conquistata la porta a commettere una azione della quale la vittima si vergognerà e non ammetterà mai (pose sessuali sconvenienti, uso di droga, ecc), fotografandola o filmandola, e poi cominciare a ricattarla.

VIOLENZA MEDIATICA, CYBER-BULLISMO

Oggi con la diffusione di internet questo tipo di violenza contro le donne è sempre più diffusa. Sono numerosi i siti o i blog o i profili Facebook che inneggiano alla violenza contro le donne.

In alcuni casi sono ben identificabili come tali; spessissimo si camuffano da siti neutri, che apparentemente parlano di sentimenti positivi ma poi rimandano a siti violenti. Spesso questi siti sono collegati a siti pedofili.

La grande facilità di aprire un blog o un profilo Facebook sta facendo emergere un fenomeno preoccupante: la presenza di siti fotocopia.

Praticamente una sola persona, con discrete conoscenze informatiche, apre più blog o profili, pubblicando in tutti gli stessi contenuti, mettendoli tra gli amici in Facebook, così da farli sembrare tanti.

In alcuni casi siti ufficiali sono stati clonati: un blog femminista è femminismo-a-sud.noblogs.org; il sito clone, ora scomparso, era: 'femminsmo-a-sud.blogspot.com', oppure no-alla-violenza-sulle-donne con un trattino che separa ogni parola, clonato come noviolenzadonne o noallaviolenzasulledonne scritti senza separare le parole.

Con i profili Facebook la cosa è ancora più drammatica:

  • in alcuni casi la violenza di genere è esplicita: 'crimini donne', 'no streghe', 'femminismo eversivo', 'rabbia femminista', 'nazi-femminismo', 'misandria' (è una parola che non esiste, dovrebbe voler dire odio contro gli uomini, analoga a misoginia) ecc.
  • in altri il nome del profilo inganna: 'uniti contro la violenza', 'vere donne', 'i mille volti della violenza', 'associazione donne', 'no alla pedofilia', 'mamme single', ecc.
  • in alcuni casi i nomi dei profili sono delle vere trappole: 'fare l’amore', 'pretty woman page', 'il mare page', 'dormire abbracciati', 'centri anti-violenza', 'voler bene', ecc.

Questi siti, poiché hanno dietro degli esperti informatici che passano l’intera giornata al computer collegati ad internet (quindi sono pagati da qualcuno per fare questo), possono facilmente identificare chi è collegato, attraverso l’IP, l’Internet Protocol, e poi facendo delle ricerche risalire all'identità della persona; quindi bisogna davvero fare molta attenzione e tenere i ragazzi lontani da questi siti. Se vengono fatti chiudere dalla polizia postale, poi ne vengono aperti altri, e diviene sempre più difficile combatterli perché si moltiplicano in continuazione. Sono anche difficili da individuare perché usano ovviamente computer portatili, acquistati in contanti o con modalità che non lasciano traccia, si collegano con schede SIM rubate, trovate, intestate a barboni, ecc. e non entrano in internet da postazioni fisse, ma sfruttano reti wireless pubbliche o di privati ma senza password di accesso.

PAS

Una particolare forma di violenza di genere può essere messa in atto nel caso di separazione conflittuale, per l’affidamento dei minori, soprattutto se uno dei genitori è violento.

È possibile che in questi casi il minore non voglia parlare o vedere o andare con il genitore violento; in casi come questo secondo alcuni (avvocati, psicologi, psichiatri, periti, criminologi) il bambino soffrirebbe della sindrome di alienazione genitoriale. Questo significa che il bambino sarebbe stato manipolato, di solito dalla madre contro il padre, e per questo motivo rifiuta di vedere il padre. La cura di questa malattia inventata, che non esiste, è quella di togliere il bambino al genitore che lui ama e di consegnarlo al genitore che lui odia.

Negli Stati Uniti sono stati provocati danni enormi ai minori (anche perché dietro questa presunta malattia si nasconde a volte il dramma degli abusi sessuali intra-familiari), per cui le associazioni di psichiatri e magistrati americani l’hanno tutti rifiutata; in Spagna proprio nel 2010 l’Associazione Spagnola di Neuropsichiatria l’ha pure rifiutata. Da qualche anno si sta cercando di introdurla in Italia.

Senza entrare in dettaglio nelle polemiche intorno a questo presunta malattia, è sufficiente dire che da più parti questa diagnosi viene vista come un ulteriore elemento della violenza di genere contro le donne. Poi, chi vuole può approfondire andando in internet; o si potrebbe pensare ad un convegno espressamente dedicato a questo tema.

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