Buongiorno a tutti: anch’io partecipo volentieri a questa importante giornata di studio e di approfondimento di quella che è ancora oggi una piaga sociale nell’intero paese.

Si tratta di una violenza che si consuma fuori e dentro le mura familiari dove i parenti sono responsabili di queste violenze quasi quanto gli sconosciuti (23 – 24 %).

I dati parlano chiaro: solo una minima parte dei reati di violenza contro le donne sono denunciati dalle vittime.

E’ sempre difficile convincere una donna a denunciare la violenza soprattutto quando chi la compie sono i familiari e nella maggior parte dei casi il partner.

Secondo l'Istat solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato.

Allora è importante sconfiggere il patriarcato e il maschilismo ancora troppo radicato nella società italiana: le donne devono acquisire consapevolezza del problema.

A leggere tra le cifre colpisce il fatto che sono proprio le vittime, le donne, a non avere consapevolezza della gravità delle violenze subite, tanto da non denunciare quasi mai il fatto, come dicevo prima.

Vorrei aggiungere un elemento che credo utile al dibattito che seguirà: lo scorso anno, a Parma è stata condotta una ricerca tra i giovani di età compresa tra i 14 e i 23 anni nel tentativo di comprendere come i nostri ragazzi vivano oggi l’esperienza della violenza nelle relazioni sentimentali. L’indagine “Rappresentazioni di genere e violenza privata ”, commissionata dalla Provincia di Parma nell’ambito del progetto “Azioni di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne”, è stata realizzata dal Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Parma e dal Servizio Spazio Giovani dell’Asl di Parma.

I risultati, presentati il 29 gennaio di quest’anno, mettono in evidenza diversi dati che mi hanno colpita: tra gli altri, il fatto che alcuni comportamenti violenti siano considerati sostanzialmente normali dagli intervistati, e che solo l’1,5% dei giovani coinvolti nell’indagine dichiari di non essere mai stato vittima di un comportamento violento.

Il 17% afferma di essere stato vittima, almeno qualche volta, di spinte, scosse o lanci di oggetti; il 14% di avere ricevuto uno schiaffo e il 7% di avere ricevuto un calcio o un pugno.
Sembra emergere che, siccome questi comportamenti violenti sono sporadici, vengono vissuti come eventi eccezionali e che quindi possono essere perdonati.

In genere per i maschi un uomo è violento soprattutto perché malato, mentre le ragazze tendono a ricondurre le cause alla naturale aggressività dell’essere maschio: una considerazione, quest’ultima, che trovo a dir poco preoccupante se le nostre giovani ragazze considerano ancora oggi “naturale” che il maschio sia aggressivo.

Un’affermazione che la dice lunga sul grande lavoro che c’è da fare sulla consapevolezza femminile, soprattutto nelle giovani generazioni.

Solo così si potrà combattere davvero la violenza sulle donne perché questo fenomeno si alimenta dell’inconsapevolezza della pari dignità tra uomo e donna. Non c’è alcuna “naturale aggressività” giustificabile.

La violenza non è mai giustificabile!

Riprendo qui una frase pronunciata da Romano Prodi in qualità di presidente del consiglio: “senza una consapevolezza e una coscienza sia individuali sia collettive, la lotta contro la violenza alle donne non dà risultati”.

Penso che stia tutto lì: dobbiamo riuscire a diffondere la cultura del rispetto reciproco e della non violenza: dobbiamo riuscire ad insegnare agli uomini il rispetto verso le donne, e credo che questo processo possa iniziare col dare maggiore protagonismo al genere femminile anche nella vita civile, lavorativa e politica del Paese.

Se sono sempre più spesso familiari, amanti o amici a fare del male ad una donna, significa che c’è qualcosa di sbagliato nel nostro modo di essere e di pensare, nel nostro modo di percepire le donne come soggetti alla pari.

Come preoccupano fortemente i recenti episodi: diversi stupri di gruppo che si sono verificati ad opera di ragazzini, di adolescenti nei confronti di loro coetanee…

Per non parlare delle forme di bullismo……. soprattutto nella scuola……. (da non confondere con le manifestazioni di forte aggressività e violenza……)

Credo che anche come genitori dobbiamo porci delle domande …

E poi il difficile lavoro delle istituzioni, a tutti i livelli, che deve andare nella direzione di un cambiamento culturale e sociale, per far sì che la violenza non venga giudicata solo per le conseguenze registrate da un referto medico.

Un anno fa la Regione Emilia Romagna ha approvato all’unanimità una risoluzione contro la violenza alle donne che, tra l’altro, promuoveva una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica e in particolare dei giovani, soprattutto nell’ambito scolastico (e su questo credo che il forte impegno dell’Associazione Nondasola vada proprio nella direzione giusta).

  • In questi anni l’impegno della nostra regione è stato quello di:
  • sviluppare interventi afferenti a diversi ambiti: oltre a misure di sostegno alle vittime di violenza;
  • esiste un protocollo d’intesa tra istituzioni e rete dei centri antiviolenza;
  • è stata finanziata la formazione delle persone che nei centri lavorano o fanno volontariato;
  • così come si sostengono misure per l’inserimento lavorativo delle donne vittime di situazioni violente, come il progetto “Chance” e “Una rete regionale…” (ultimi due progetti del n2009);
  • si finanziano corsi di formazione rivolti ad operatori sanitari e sociali (medici di pronto soccorso, ginecologi, ostetriche, volontari assistenti sociali…) e forze dell’ordine che incontrano donne che hanno subito violenza e che si rivolgono ai presidi sanitari e sociali, attivati dalle Az. USL del territorio;
  • si è prodotto un depliant che informa/sensibilizza rispetto al fenomeno della violenza e alla presenza dei centri e delle case sul nostro territorio;
  • interventi relativi alla conciliazione dei tempi di vita, di cura e di lavoro soprattutto delle donne.

Inoltre la Giunta regionale ha avviato nel 2008 una ricognizione delle normative che riguardano il contrasto alla violenza di genere e le forme di sostegno alle vittime, con l’obiettivo di conoscere le opportunità e i punti di debolezza dell’intervento normativo nel campo della violenza alle donne.

Come è noto la violenza di genere rappresenta un fenomeno così delicato e complesso che, forse ancora più di altri fenomeni criminali, non sempre riesce ad essere affrontata adeguatamente attraverso lo strumento della previsione di legge.

E’ parso quindi opportuno tentare di avere un quadro ragionato delle normative sia a livello europeo, che a livello nazionale e infine nell’ambito degli interventi regionali, per cominciare a capire che cosa funziona, quali ulteriori strumenti possono integrare l’intervento formale e astratto del diritto, quale altra attività la nostra Regione possa eventualmente mettere in campo per affrontare il fenomeno nelle sue diverse sfaccettature.

Questa ricerca non è ancora completata, nei prox mesi credo si potrà ragionare sui risultati……….

Perché oggi è necessario un nuovo impegno della politica, anche qui a tutti i livelli e al di là degli schieramenti, che produca strumenti più efficaci di difesa delle donne.

Aiutiamo di più i Centri antiviolenza come la Casa delle Donne che rappresentano il primo “rifugio” per le vittime della violenza.

Facciamolo concretamente, non come l’attuale Governo che da una parte ha annunciato un meritorio percorso privilegiato per approvare in breve tempo la legge sullo stalking, dall’altra ha tagliato risorse destinate proprio alle rete di aiuto contro la violenza come i centri antiviolenza.

Questo lo debbo sottolineare, non per polemica politica ma perché è un dato reale e, è bene ricordarlo, la lotta alla violenza non la si fa con i soli annunci.

Servono risorse, servono atti concreti che diventino consolidate buone pratiche!

Grazie e buon lavoro.

Laura Salsi - Giornata di studio al Castello di Arceto – Scandiano, sabato 14 febbraio 2009