Gli studiosi che si occupano del fenomeno dello stalking sono sostanzialmente concordi nell'elencare le seguenti tipologie-base che definiscono i tratti delineanti il persecutore/stalker:

  1. IL DELIRANTE
  2. IL RIFIUTATO
  3. IL RISENTITO
  4. IL PREDATORE
  5. IL BISOGNOSO DI AFFETTO
  6. IL CORTEGGIATORE INCOMPETENTE
  7. GANGSTALKING E CYBERSTALKING

È opportuno iniziare dal primo tipo, quello con il quale noi psichiatri abbiamo maggiora familiarità: la persona affetta da un disturbo mentale che si chiama delirio erotico, o “erotomania” in senso psichiatrico, erotomania delirante.

Il soggetto con delirio erotico ha la convinzione che l’altra persona, il suo oggetto di attenzione, sia innamorata di lui; con il suo comportamento, quindi, il soggetto è persuaso di rispondere semplicemente all'amore che l’oggetto ha per lui, in base alla sua convinzione delirante ovviamente; non è per nulla consapevole che il suo comportamento è disturbante, anzi si meraviglia se glielo si fa notare.

L’oggetto (delle molestie) di solito è di livello sociale elevato, o può essere un personaggio pubblico, dello spettacolo, ha iniziato per primo la relazione amorosa (sempre nella convinzione delirante del soggetto), non può essere felice senza l’amore del soggetto, se è sposato il delirante è convinto che il matrimonio sia un rapporto non realistico (inefficace, di convenienza, imposto, ecc.), se l’oggetto rifiuta le sue attenzioni è perché ci sono persone gelose che ostacolano questo amore, ecc.

Si tratta di una condizione francamente patologica, e spesso sono proprio i medici ad essere vittime di questi deliri.

Abbiamo di recente seguito un caso di delirio erotico a Lecce; il lavoro è stato pubblicato sulla rivista telematica Psychiatry-on-Line, POL-IT (http://www.psychiatryonline.it/ital/erotomania.htm).

Il delirio erotico è conosciuto anche come Sindrome di De Clérambault, dal nome dello psichiatra francese che meglio di altri lo ha descritto; era già conosciuto e classificato in precedenza, addirittura dai tempi di Galeno ed è stato decritto più frequentemente nelle donne, ma possono ammalarsi anche gli uomini; è stata descritta anche una erotomania omosessuale ed anche una forma bisessuale.

Questi pazienti iniziano cercando dei contatti con l’oggetto, dapprima discreti, poi sempre più invadenti: telefonate, sms, e-mail, lettere, cartoline, bigliettini, regali, appostamenti sotto casa o sotto l’ufficio, lo studio, l’ambulatorio. Lo scopo della persecuzione, che non è ritenuta tale dal soggetto, è quello di coronare il loro sogno d’amore, che però è stato iniziato dell’oggetto, e di solito non ha finalità di unione sessuale; i francesi, che hanno descritto per primi questo delirio, l’hanno anche chiamato “Folie de l’amour caste”. Possono avere allucinazioni, svolgere delle conversazioni (immaginarie) con l’oggetto, interpretare avvenimenti neutri come segnali d’amore da parte dell’oggetto, ecc.

A questa prima fase di speranza, segue poi la fase del dispetto, in cui la ricerca di contatti si fa più insistente e connotata da sentimenti di rabbia, fino alla fase finale, quella del rancore e dell’odio, in cui può esserci l’aggressione fisica ed anche l’omicidio dell’oggetto o di chi, nella convinzione delirante, ostacola il sogno d’amore.

Questa è l’unica tipologia per la quale, nel caso di reato legato al particolare delirio (cioè se il soggetto aggredisce l’oggetto d’amore o chi, secondo lui, ostacola la relazione, può essere la moglie, nel nostro caso era la segretaria del medico), potrebbe invocarsi il vizio di mente; infatti se il reato commesso è strettamente collegato all'ideazione delirante e quindi indotto dalla patologia ha quel “valore di malattia” che può escludere o attenuare l’imputabilità.

Quello di erotomania borderline, proposto da alcuni autori, è un concetto un po’ dubbio.

Il secondo tipo: l’ex-partner rifiutato

Il rifiutato è quello che non si rassegna alla fine di una relazione, o alla separazione coniugale; la causa scatenante i comportamenti persecutori è da ricollegarsi, invero, alla reazione del partner che si sottrae ad una forma di controllo, manifestatasi all'esterno come rottura della 'relazione', ed i fini di questo atteggiamento persecutorio possono essere inizialmente la riconciliazione (ovvero riuscire a ripristinare lo stato di controllo) oppure – in un secondo momento - la vendetta.

È una delle forme più persistenti di stalking, più frequente in soggetti di sesso maschile; questi soggetti possono divenire violenti, sino ad aggredire fisicamente l’ex-partner; si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di una situazione psicologica presente nel persecutore già prima dell’inizio della vera e propria attività persecutoria, cui il comportamento di rifiuto ha comportato il manifestarsi.

La persecuzione, portata avanti in maniera ossessiva, diventa un modo per mantenere e proseguire il controllo, e il persecutore – anche a fini vendicativi - trova sempre un modo per far percepire la propria 'presenza' alla vittima. Questi casi sono contraddistinti da un rapporto psicologico molto 'forte' ed invasivo con l'oggetto della persecuzione.

Le motivazioni psicologiche di questo comportamento potrebbero ritrovarsi in:

  1. problemi affettivi irrisolti che risalgono all’infanzia
  2. una ferita alla propria autostima (spesso detti soggetti presentano un ego sovradimensionato), e non tollerano l’'abbandono', ovvero la reazione della vittima che si sottrae al rapporto (che durante il convegno è stato definito efficacemente, anche, 'sinallagmatico').

Ciò non giustifica ovviamente il comportamento persecutorio, né attenua la responsabilità del soggetto.

Possono esserci problemi di personalità; personalità immatura nel primo caso, quello dei problemi infantili irrisolti, personalità narcisistica nel secondo, quello di coloro che non tollerano la ferita dell’abbandono.

Dico problemi e non un vero e proprio disturbo di personalità perché, per definizione, i disturbi di personalità sono modalità comportamentali che compaiono precocemente, nella post-adolescenza e nella prima età adulta, verso i 18-20 anni, e che sono mantenute stabilmente nel tempo. Un vero disturbo di personalità, in senso psichiatrico, non insorge all'improvviso in seguito alla rottura di una relazione o ad una separazione coniugale; se c’è esisteva già da prima.

Potrebbe essere in gioco una depressione? Difficile dirlo, non conosco studi in questo senso; la reiterazione del comportamento molesto ed aggressivo richiama un po’ i disturbi ossessivi.

Una terza tipologia è quella del predatore.

Lo stalker predatore, ben mimetizzato nella società, raccoglie accuratamente informazioni sulla vittima al fine di preparare la sua azione, un attacco, di solito una violenza sessuale.

Per raggiungere l’obiettivo può dedicare molto tempo alla pianificazione delle proprie azioni. Il predatore prova soddisfazione e senso di potere nell'osservare la vittima di nascosto, nel pianificare l’agguato senza minacciare o lasciar trapelare in anticipo le proprie intenzioni.

I predatori, sono sempre di sesso maschile, hanno spesso disturbi del comportamento sessuale (pedofilia, sadismo sessuale), possono già essere stati arrestati per molestie sessuali o per omicidio. Tra le tipologie rappresentano numericamente una parte la cui incidenza percentuale è difficilmente quantificabile, ma è certamente la più subdola e pericolosa. Le prede possono essere adulti o bambini, donne o uomini.

In questi casi di stalking la dinamica è simile a quella adottata dai serial killer, e lo stalking è configurabile come un vero e proprio comportamento criminale premeditato.

Il predatore (che può anche riuscire ad assoggettare più persone rendendole complici – talvolta inconsapevoli – della sua complessa, perversa e pianificata azione, sfruttando sottilmente, ad esempio, le dinamiche di gruppi contestualizzati come il luogo di lavoro o contesti similari) prende di mira una donna con l’intenzione precisa di manipolarla, adescarla, spingerla a compiere azioni compromettenti (es: foto, video, relazioni di varia natura) – o precostituirsi tracce che possano essere considerate conferme di eventi similari anche se mai realmente accaduti - in maniera da cominciare un lungo percorso di ricatto morale implicito, o materiale ed esplicito, per trascinarla lentamente in una spirale finalizzata a isolarla e a comprometterla sempre più con azioni via via più degradanti.

La vittima, in questi casi, presenta grandi difficoltà nel denunciare lo stalker, intanto perché attanagliata dal senso di colpa indotto dallo stesso, poi perché ricattata, ed anche, infine, ‘bloccata’ dal pur apparentemente semplice confidarsi con una persona cara, perché sarebbe costretta a rivelare cose compromettenti o pseudo-tali.

Ne risulta che lo stalker ha messo in atto una vera e propria “morsa” psicologica in cui la vittima è scivolata impercettibilmente e non ha modo, quindi, di sottrarsi alla persecuzione.

In questo quadro la vittima, chiusa nella sua situazione angosciante, sarà sostanzialmente isolata dai rapporti con gli altri, anche gli affetti più cari, e resterà segreto al mondo esterno il canale di comunicazione/controllo che sarà gestito in via esclusiva dallo stalker.

Le tecniche usate dagli stalker per avvicinare la vittima sono tecniche di manipolazione psicologica, informandosi in precedenza sulle abitudini della vittima, i suoi gusti, le sue frequentazioni, i suoi hobby, dati personali (data di nascita, segno zodiacale, amicizie, inimicizie, problemi di lavoro, di salute o familiari, e qualsiasi elemento ulteriore possa rinvenire) in maniera che nel momento in cui inizia la fase di approccio abbia gioco facile nell’entrare nella sua vita; può ad esempio - ma le combinazioni o le azioni possono essere molteplici a seconda del contesto - farsi trovare per caso negli stessi luoghi frequentati dalla vittima, o creare artatamente condizioni che possano suscitarne l’interesse, o addirittura indurla (apparentemente per caso) a confidarsi o a chiedere aiuto proprio a lui; una volta ottenuta la fiducia della sua vittima, la porterà a commettere una qualsiasi azione - o carpirne la confidenza - azione della quale la vittima si vergognerà (e che difficilmente ammetterà) per poi dare inizio ai passi successivi, che la porteranno a sprofondare sempre più nel condizionamento, senza praticamente rendersene conto, o addirittura sentendosene colpevole.

La vittima, in una certa fase, giungerà a comunicare le proprie angosce e cercare conforto, paradossalmente, proprio nel rapporto relazionale con l’unico ‘vero’ interlocutore a sua disposizione: il suo stesso aguzzino, che in realtà controlla perversamente la situazione peggiorandola di proposito.

Naturalmente, nel momento in cui la vittima dovesse giungere a prendere coscienza, in caso di reazione sarà molto difficile per la vittima essere creduta, ovvero la sua vita sarà ormai molto compromessa. È facile intuire che, in situazioni come questa, il tasso di emersione sarà decisamente molto limitato, e il prezzo della reazione - quando accade - risulterà comunque molto elevato a causa delle ripercussioni e degli effetti a catena che, amplificati dallo stalker e dai suoi eventuali complici, si abbatteranno come una tempesta sulla sua vita in generale. È necessario anche non dimenticare il quadro psicologico delicatissimo in cui essa si trova, a fronte, di contro, della lucidità del suo persecutore.

Nella fase di reazione, poiché si tratta di autentici soggetti criminali, è altissimo il rischio che la vittima corre di venire aggredita violentemente, e finanche uccisa, nel momento in cui decide - spesso per disperazione – di affrontare le possibili conseguenze e mettere fine alla persecuzione, rivelando questa situazione all’esterno.

Lo stalker si sentirà, infatti, messo in pericolo nel suo mimetismo, e cercherà di difendersi in ogni modo, utilizzando ogni metodo possibile per arrestare gli effetti della reazione della vittima – scaricando al massimo che può anche le difese più aberranti e subdole come la diffamazione e lo screditamento – sino a giungere alla violenza fisica, senza esitare e con notevole furia e accanimento.

Una quarta tipologia è il risentito.

Il risentito è quello che vuole vendicarsi di un danno o di un torto subito (veri, o solo percepiti come tali) spaventando la vittima e danneggiandola in vari modi. Il risentito segue una precisa volontà punitiva e considera giustificati i propri comportamenti, essendo bisognoso di sensazioni di potere e controllo, che rinforzano la condotta molesta.

Può soffrire di un Disturbo di Personalità, generalmente di tipo Paranoide; sono soggetti estremamente rancorosi, sospettosi e diffidenti in genere, isolati, solitari, che hanno pochi contatti e amici, ed apparentemente tendono ad interpretare in senso persecutorio, e ad ingigantire, ogni avvenimento che possa metterli in discussione, ovvero, secondo la loro percezione, in pericolo.

Questi soggetti, invero, organizzano la loro esistenza nel mimetismo, che serve a coprire le frequenti devianze da cui sono sovente affetti, e reagiscono con azioni complesse alle situazioni che possono risultare, anche casualmente, rivelatorie della loro vera natura.

Talvolta mettono in atto anche azioni strutturate, al fine di tentare di giustificare come 'accettabili', agli occhi della società, le loro deviazioni. In sintesi: consapevoli della riprovazione sociale e/o giudiziaria, tentano scientemente di manipolare questi concetti, autoassolvendosi ed 'accusando' la società di aver errato nell'attribuire un disvalore ai medesimi comportamenti.

Nonostante l’alta frequenza del ricorso alla intimidazione ed alla diffamazione di coloro che ne hanno messo in pericolo il mimetismo, in questo gruppo il rischio effettivo di violenza fisica è basso; Più frequentemente si dedicano a tentare di neutralizzare i loro presunti 'nemici' con azioni di discredito: solo in caso di confronto diretto - che rifuggono perchè timorosi - portati allo scoperto, quasi sempre reagiranno in maniera scomposta e emotiva, rivelando la loro natura.

In altre tipologie descritte (il corteggiatore incompetente, il bisognoso d’affetto) il comportamento molesto di solito è di breve durata e raramente diventano violenti. Di solito la conoscenza della vittima è occasionale e superficiale, non ci sono stati precedenti contatti sessuali, come nel caso del rifiutato.

GANGSTALKING E CYBERSTALKING

Il gangstalking è un fenomeno assimilabile, nelle dinamiche, allo stalking, dal quale si differenzia per la molteplicità di soggetti che lo mettono in atto, contemporaneamente, contro un altro.

Sovente queste dinamiche vengono indicate con altri identificativi, come il 'bullismo' o similari. Altri casi sono rinvenibili in contesti come il condominio, o sui luoghi di lavoro o consessi sociali aggregativi di altra natura.

Una ulteriore tipologia di stalking è il cosiddetto cyberstalking, cioè la persecuzione tramite i contesti di socializzazione informatici; questo è un capitolo abbastanza recente, che si riscontra, particolare, in social network ad alta diffusione, quale potrebbe essere Facebook.

Il fenomeno più indicativo è quello dei “falsi profili”.

Determinati soggetti giungono a 'moltiplicare' la propria identità, in realtà gestendo numeri importanti di falsi profili dai nomi, inventati, più disparati, simulando, quindi, una condizione di gangstalking, che, per quanto irreale, spossa essere invece percepita come tale dalla vittima.

Sarebbe opportuna una normativa che possa regolamentare l'accesso a questi strumenti si socializzazione, atta a neutralizzare questi fenomeni.

CONSEGUENZE PSICHICHE

Conseguenze psichiche per la vittima di stalking spaziano tra gravi stati depressivi, stati d’ansia, insonnia, incubi notturni, perdita dell’autostima. I disturbi psichici possono arrivare fino ad un vero e proprio Disturbo post-traumatico da stress.

Questo disturbo è stato descritto per la prima volta dagli psichiatri americani che lo hanno riscontrato nei soldati che tornavano traumatizzati, reduci dalle guerre della Corea e del Vietnam; oggi è molto più frequente nelle donne, tanto da poter affermare che lo stalking rappresenta per le donne il loro 'Vietnam personale'.

In questo particolare disturbo si hanno intensi stati di ansia e di paura, incubi notturni che si riferiscono alla persecuzione, sono possibili anche fenomeni di flash-back diurno, cioè il rivivere da svegli la persecuzione (avere l’impressione di essere seguiti, pedinati, ecc).

È un disturbo grave e persistente, invalidante, per cui si pongono problemi di valutazione del danno biologico di natura psichica e di conseguente danno morale, ma soprattutto del danno esistenziale.

LO STALKING E LA PSICHIATRIA

La psichiatria potrebbe essere di aiuto nella prevenzione dei fatti delittuosi legati allo stalking?

Si possono solo formulare delle ipotesi.

Ad esempio, nel procedimento di ammonizione previsto dalla normativa sullo stalking si potrebbe prevedere anche l’invio ad un Servizio psichiatrico per una valutazione specialistica; attualmente, ovviamente, non in via obbligatoria, perché questo la legge non lo prevede, ma comunque come suggerimento, o valutazione.

Appare anche utile alla prevenzione una segnalazione contestuale del caso al CIM per una valutazione psichiatrica del soggetto; come già accade ad es. nei casi di sospensione della patente per il sospetto di turbe psichiche.

Al CIM riceviamo spesso segnalazioni dalla Questura o dalla Polizia Municipale per casi da valutare, quindi pare plausibile la percorribilità di detta prassi. si tratterebbe, in definitiva, di ottenere un parere specialistico su di una situazione di rischio, che sovente, come si apprende dalla cronaca, può portare finanche all'omicidio.

Certamente, in un'ottica di prevenzione efficace, si tratta di strumenti che meriterebbero di essere vagliati e sperimentati.

Riferimento bibliografico: Curci, Secchi, Galeazzi: La sindrome delle molestie assillanti, Ed. Bollati Boringhieri.

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