Dal 1990 in poi, si assiste nuovamente in Europa all’espansione del traffico degli esseri umani e della prostituzione considerata "economica", ovvero quella prostituzione esercitata su strada da giovani immigrate extra - comunitarie, che vengono condotte nei nostri paesi da reti criminali straniere per essere sfruttate.

Guardando al caso italiano, i primi gruppi criminali hanno creato un vero e proprio business, rispondendo ad un’alta domanda di prostituzione a basso costo e conquistando nel tempo quote di mercato sempre più ampie. In Italia i "clan" che gestiscono maggiormente la prostituzione da strada sono costituiti da sfruttatori nigeriani ed albanesi.

Le migrazioni delle ragazze sfruttate sono spesso gestite da questi gruppi criminali attraverso il meccanismo della tratta. Le aree di origine delle donne destinate al mercato italiano sono rappresentate dai Paesi dell’est europeo e dei Balcani (Russia, Romania, Bulgaria, Paesi dell’ex Unione Sovietica e Albania) e dall’Africa occidentale (Nigeria).

Ciascuna rete presenta caratteristiche peculiari e differenti modalità di traffico, sembra però che i diversi racket abbiano in comune il fatto che i viaggi verso l’Italia prevedano numerose tappe prima dell’arrivo a destinazione, durante le quali, spesso, le ragazze vengono comprate e vendute.

Molti sfruttatori utilizzano il sistema del "debito", ovvero dell’obbligo di restituzione delle spese sostenute per il viaggio verso l’Italia, come vincolo e quindi mezzo per assoggettare le ragazze, spesso giovani e ingenue, che cercano di fuggire dalla povertà dei paesi d’origine.

Il destino di merce da vendere e comprare più volte accomuna soprattutto le ragazze che provengono dalla Romania, dalla Russia, dalla Moldavia, dall’Albania e dall’Ucraina, mentre il fenomeno si osserva meno frequentemente tra le ragazze nigeriane.

I meccanismi di compravendita prevedono che le vittime sfilino nude e vengano acquistate dal miglior offerente che diventa il loro "padrone". Le ragazze che vengono vendute più volte passano attraverso le proprietà di più padroni e vengono trasferite in luoghi diversi ad ogni "passaggio di proprietà". Durante questi passaggi, le donne vivono recluse in appartamenti o alberghi, dove alle loro proteste viene risposto con la violenza.

«La persuasione avviene con le buone o con la violenza brutale, con l’aiuto di stupri ripetuti, o stupri collettivi, e di percosse. Sembra anche diffusa la pratica di fotografare o filmare le ragazze mentre subiscono le peggiori violenze: fotografie e videocassette servono infatti come armi di ricatto, con la minaccia di farne arrivare una copia a casa». (Monzini, 2002: p. 67)

Ad ogni passaggio il prezzo della ragazza aumenta e il prezzo dell’ultima compravendita è quello definitivo che fissa l’ammontare del debito da restituire al padrone. Infatti la ragazza è considerata una "proprietà", un investimento dello sfruttatore, che oltre a voler vedere fruttare il suo denaro, esige di essere ripagato delle spese sostenute per il viaggio.

Ovviamente il modo attraverso cui la ragazza dovrà ripagare chi l’ha condotta nel nostro Paese è ancora una volta stabilito dallo sfruttatore che la costringe alla completa sottomissione obbligandola con violenza e minacce alla prostituzione, nella maggior parte dei casi sulla strada. L’intera giornata della vittima ha ritmi scanditi dallo sfruttatore e la libertà non fa più parte dei suoi diritti: il meccanismo della tratta equivale alla riduzione in schiavitù.

Alla base della tratta troviamo molte cause, tra cui la povertà, la miseria, le condizioni di disgregazione familiare, il degrado sociale, la carenza di opportunità di lavoro e, di conseguenza la necessità di elaborare un progetto migratorio verso paesi più ricchi e che offrono maggiori possibilità di migliorare stile di vita, sia per le ragazze che si spostano sia per le famiglie che rimangono nei paesi d’origine.

Fonte: assistentisociali.org